Benvenuti in quello che un tempo era il parco di Villa Margherita. Siamo sul colle di Scorcola, uno dei colli più panoramici della città, ma anche uno dei colli storicamente più movimentati: dalle battaglie coi veneziani prima, in epoca medievale e, più avanti, dai commerci; tanto è vero che la via da cui si accede alla villa si chiama appunto via Commerciale ed era una delle prime vie a collegare il Carso al centro città. Con la creazione di via Commerciale (inaugurata nel 1780) il colle di Scorcola inizia a vivere, e quello che fino a quel momento era stata una zona boschiva, inizia a diventare un quartiere residenziale tra i più ambiti dalla cosmopolita borghesia triestina.
Il 1856, l’anno in cui viene costruita Villa Margherita, è l’anno in cui viene inaugurato il cantiere del Castello di Miramare. Trieste è ancora sotto l’Austria e sono gli anni in cui prende forma la Trieste moderna, neoclassica come poche altre città europee, perché neoclassica nell’anima. A Trieste nel 1768 era morto Winckelmann, il sacerdote del bello ideale, lasciando ai triestini «l’eredità di un vero e proprio culto espiatorio». E infatti il progetto è originariamente assegnato al capostipite di una delle generazione di architetti che avrebbe contribuito a cambiare il volto alla città, Giovanni Andrea Berlam. Tra il 1872 e il 1889 il proprietario della villa è un rinomato ingegnere idraulico, Giuseppe Mauser. Mauser è un grande collezionista di piante esotiche che coltiva con orgoglio nei 12.000 metri quadri del lussureggiante parco che un tempo circondava la villa e nell’antica serra neogotica; orgoglio che gli vale anche la visita di Maria Antonia delle due Sicilie, una nipote di Maria Teresa d’Austria.
Nel 1895 la villa diventa di proprietà di un socio della casa di spedizioni ‘Fratelli Currò’, Luigi Cambiagio, e poi, nel 1925, della figlia Margherita, alla quale oggi la villa è dedicata. Negli anni fra le due guerre, il parco della villa diventa «una specie di giardino dei Finzi Contini, un posto un po’ fuori dal mondo dove ci si perdeva tra gli alberi di albicocco, i castagni e le viti […] e dove, però, dopo l’8 settembre 1943 trovano rifugio molti perseguitati politici, in nome di una fratellanza che per la famiglia era diventata ormai una tradizione». Così appariva la villa agli occhi di un giovane Paolo Rumiz, nipote acquisito di Margherita. Il sogno però dura poco: la villa è prima sequestrata dai fascisti, poi nel 1945 trasformata in comando dai neozelandesi, tra i primi ad arrivare in città nella cosiddetta «corsa per Trieste».
L’ultimo ospite illustre ad ammirare la villa in tutto il suo antico splendore e fatta diventare l’indimenticabile scenografia del banchetto nuziale di Alice Psacaropulo, nel 1950, è il pittore e poeta Cesare Sofianopulo, che ne rimane così affascinato da volerne scrivere in un sonetto. Un sonetto che voleva celebrare l’arrivo di una famiglia di origini greche in una casa che – nella sua facciata composta e serena, con le due torricelle laterali e il suo sorriso di colonne ioniche – sembrava aver scolpita quella promessa.
Oggi nel giorno della Beninchasa
riecheggi qui per voi l’inno nuziale:
gentilezza d’un ‘Sì’ su cui si basa
il ben d’Italia in casa patriarcale
ove memoria d’Ellade è rimasa.
È però l’ultimo atto di una stagione che si sarebbe chiusa per sempre. Dopo gli anni turbolenti del Governo militare alleato e il ritorno definitivo di Trieste all’Italia, il terreno del parco è lottizzato e venduto: inizia la costruzione dei condomini che oggi circondano la villa (disegnati dal fratello di Alice, Alessandro Psacaropulo); e la casa, un tempo frazionata come le tipiche case monofamiliari (con il piano terra come piano di rappresentanza, il primo piano nobile con le camere da letto dei proprietari e l’ultimo piano con le camere della servitù), viene divisa in appartamenti privati, tuttora abitati, anche dagli eredi dell’artista, che vi pregano quindi di rispettare l’intimità di questo luogo. L’ingresso alla casa-museo di Alice è situato sul retro della villa, dove un campanello rosso vi aprirà le porte dello Studio Psacaropulo.
