Skip to content Skip to footer

Audioguida – Salotto dei disegni

Audioguida – Salotto dei disegni

Nel 1921 da Ianni Psacaropulo e Margherita Cambiagio nasce, ultima di quattro fratelli, Alice Psacaropulo. Alice mostra subito grande passione e abilità per il disegno, probabilmente grazie all’influenza di Carlo Sbisà. A diciassette anni è infatti sua modella per due dei suoi capolavori: L’erborista e La lezione di solfeggio, opere delle quali possiamo ammirare due schizzi raffiguranti proprio Alice. Agli anni Trenta va probabilmente fatto risalire anche il volto scolpito dal fratello Alessandro.

Le prime prove datate (al 1936) sono però le caricature scolastiche, tra le quali spicca quella dello scrittore Giani Stuparich, professore di Alice al Liceo Dante Alighieri. Ma Trieste le sta stretta, Trieste non aveva un’Accademia di Belle Arti ed era quindi assai comune che molti artisti triestini si formassero lontano da Trieste. C’è chi andava a Vienna, chi andava a Venezia, chi a Roma. Fresca di diploma, Alice sceglie invece Torino, perché a Torino c’era un artista di cui era rimasta profondamente affascinata, Felice Casorati, di cui si possono ammirare due disegni che il maestro le dedicò. A Torino, stringe lunga e sincera amicizia con alcuni dei personaggi che frequentavano quel meraviglioso cenacolo di artisti, il filosofo Albino Galvano e Paola Levi-Montalcini su tutti. Ma a Torino impara soprattutto l’arte e la scienza della composizione pittorica, e i modi incantati, sospesi e silenziosi del realismo magico casoratiano. Sono anni indimenticabili.

Nel frattempo però scoppia la guerra. Nel 1941, la villa è requisita dal governo fascista perché di comproprietà di un suddito greco, Ianni Psacaropulo, che è mandato al confino a Pistoia. La situazione peggiora ulteriormente dopo l’8 settembre del 1943, quando Trieste e l’‘Adriatische Künstenland’ finiscono nelle mani della Germania di Hitler. Trieste è l’unica città italiana ad avere un campo di concentramento: la Risiera di San Sabba, oggi monumento della memoria. Alice Psacaropulo è costretta a tornare. Riesce a laurearsi in Lettere nel ’44, con una tesi in Archeologia sulla Trieste romana e a esporre in mostre personali e collettive. Nel 1946, l’anno del grande Martirio di San Giusto visto in corridoio, espone nell’allora Galleria dello Scorpione assieme a due giganti come Carlo Carrà e Filippo De Pisis, altro importante pittore presente in collezione. Il suo carboncino, raffigurante un uomo appoggiato a una parte, fu acquistato da Alice da uno dei tanti gondolieri che giravano con fasci di schizzi che il maestro ferrarese cedeva in cambio di qualche passaggio.

Tra gli altri disegni di questa sala vanno menzionati altri due ritratti, quello di Alice eseguito da uno dei pochi artisti triestini in grado di vivere di sola arte, Bruno Chersicla, e il misterioso Visage di Leonor Fini. Sono i pezzi di una collezione che si è stratificata nel tempo e che accanto alle opere commissionate dagli avi di Alice e alle sue opere, annovera anche questo terzo nucleo di opere degli artisti da lei conosciuti in vita.